Le esportazioni mondiali di vino sfuso rallentano, mentre produttori e buyer cercano nuovi mercati, formati e modelli di fornitura. Nei dodici mesi tra aprile 2025 e marzo 2026, i volumi esportati sono diminuiti del 10,3% e il valore dell’11,8%, secondo i dati di Del Rey Analysts of Wine Markets riportati nel contributo. Il prezzo medio è rimasto intorno a 0,78 euro al litro. Dietro questi numeri si delineano scelte che riguardano la diversificazione dell’offerta, la logistica e la capacità di rispondere a consumi in cambiamento.
A questo scenario è dedicato l’approfondimento pubblicato a pag. 12 del n. 30/2026 de Il Corriere Vinicolo, in vista della 18ª World Bulk Wine Exhibition, in programma ad Amsterdam il 30 novembre e il 1° dicembre. L’articolo esamina il ruolo dell’Italia negli scambi internazionali dello sfuso: nei dodici mesi terminati a marzo 2026, la Spagna si conferma il suo principale fornitore, con circa 109,5 milioni di litri, seguita dalla Francia con circa 20,2 milioni. L’Italia resta anche tra i primi tre esportatori di vino spedito in contenitori superiori a 10 litri, sia per volume sia per valore. Accanto alla contrazione degli scambi, emergono opportunità legate ai vini bianchi e varietali, al bag-in-box, alle categorie no/low e alla ricerca di sbocchi in nuove aree geografiche.