Morellino: identità e valore per riposizionare il rosso

Sangiovese costiero, controllo dell’offerta e difesa dei margini: Franco Santini analizza con Alessio Durazzi la strategia del Morellino, tra mercato italiano, Gdo e tipologia Superiore.

Data:

October 13, 2026

Tempo di lettura:

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Testata del Corriere Vinicolo

Morellino: identità e valore per riposizionare il rosso

Recuperare valore mentre i consumi di vino rosso arretrano: per il Morellino di Scansano la risposta passa dalla ridefinizione della propria identità e dal governo dell’offerta. Al centro del percorso c’è il Sangiovese della costa toscana, con freschezza e facilità di beva assunte come elementi distintivi. Una scelta di posizionamento che coinvolge la produzione, il prezzo e la reputazione della denominazione, chiamata a ricostruire un’immagine indebolita dopo l’espansione dei primi anni Duemila.

Nel Dossier Rossi de Il Corriere Vinicolo 32/2026 del 12 ottobre, Franco Santini analizza questa strategia nell’articolo «La strategia del Morellino: ripartire dalla propria identità», attraverso il confronto con Alessio Durazzi, direttore del Consorzio di tutela. Il punto di partenza è la coesione tra piccoli produttori e grandi imbottigliatori, che ha consentito di condividere un obiettivo e sostenere nel tempo le scelte necessarie a perseguirlo. Il richiamo al mare diventa la sintesi di un’identità territoriale e stilistica sulla quale costruire il rilancio.

La programmazione dell’offerta è uno dei cardini del percorso: albo vitivinicolo chiuso, superficie intorno ai 1.500 ettari e rese effettive mediamente inferiori a quelle consentite. Anche il declassamento verso altre denominazioni viene letto come strumento per evitare di svendere il Morellino. L’analisi invita però a interpretare con cautela i segnali favorevoli: l’aumento delle fascette e il dimezzamento delle giacenze non raccontano da soli una ripresa della domanda, perché sulle disponibilità hanno inciso anche la vendemmia 2025 più scarsa e i declassamenti. Il riposizionamento si misura soprattutto sul mercato italiano, che assorbe almeno il 70-75% della produzione. In Gdo, il superamento dei sei euro di prezzo medio comporta il rischio di perdere volumi, a fronte dell’obiettivo di migliorare i margini; nell’Horeca resta centrale la ricostruzione della reputazione. Completa il quadro la tipologia Superiore, presentata come uno strumento commerciale a disposizione delle aziende, con rese ridotte e uscita posticipata rispetto all’annata, senza obbligo di sosta in legno.