Inflazione record, prezzi del vino in controtendenza

A settembre 2026 l'inflazione generale raggiunge il 4,2%, mentre i prezzi del vino scendono del 2,3%. Il divario di 6,5 punti percentuali è il più ampio degli ultimi dieci anni, con conseguenze sui margini delle imprese vitivinicole.

Data:

October 28, 2026

Tempo di lettura:

2 minuti

Testata del Corriere Vinicolo

Inflazione record, prezzi del vino in controtendenza

L'inflazione torna a correre, ma i prezzi del vino continuano a scendere. È una divergenza che mette sotto pressione le imprese vitivinicole italiane, strette tra costi di produzione in aumento e una domanda che non sembra reagire nemmeno alla riduzione dei prezzi al consumo. A settembre 2026 l'indice generale dei prezzi ha registrato un incremento del 4,2% su base annua, mentre le referenze enologiche hanno segnato una flessione del 2,3%. Ne deriva una forbice di 6,5 punti percentuali, la più ampia degli ultimi dieci anni, superiore anche al precedente massimo di 6,2 punti registrato nell'ottobre 2022.

 

È il quadro analizzato nell'articolo «Settembre, per i vini la forbice ha raggiunto livello record», pubblicato sul numero 34/2026 de Il Corriere Vinicolo. Secondo i dati Istat riportati nell'approfondimento, l'inflazione generale ha accelerato dal 3,3% di agosto al 4,2% di settembre, sospinta soprattutto dai rincari energetici. I beni energetici sono aumentati del 22,6% rispetto allo stesso mese del 2025, con effetti anche sui trasporti e sui costi operativi delle aziende. Le tensioni hanno interessato inoltre alcune categorie alimentari, mentre il comparto delle bevande alcoliche ha continuato a registrare una dinamica negativa, con una riduzione dei prezzi dell'1,6% su base annua.

Il vino presenta una situazione ancora più critica. A settembre i prezzi a scaffale sono diminuiti del 2,3%, dopo il -2,5% di agosto, mentre il divario rispetto all'inflazione generale è passato in un solo mese da 5,8 a 6,5 punti. Per le cantine il problema non è soltanto la contrazione dei prezzi di vendita, ma la difficoltà di trasferire a valle l'aumento dei costi sostenuti per energia, vetro, trasporti, logistica e materiali di confezionamento. Anche la riduzione dei prezzi al dettaglio, del resto, non sembra sufficiente a rilanciare i consumi, penalizzati dall'erosione del potere d'acquisto delle famiglie. Il risultato è una pressione crescente sui margini aziendali, che riduce le risorse disponibili per investimenti e promozione. Una dinamica che rende particolarmente complessa la gestione economica delle imprese vitivinicole, chiamate a confrontarsi con costi crescenti e ricavi sempre più difficili da sostenere.