La qualità di un vigneto si decide anche prima dell’impianto, quando si sceglie il materiale di propagazione. Identità varietale, stato sanitario e tracciabilità delle barbatelle incidono su un investimento destinato a produrre per molti anni. Per questo la certificazione vivaistica occupa un passaggio centrale nella filiera viticola: accompagna la moltiplicazione delle piante e consente di verificare, secondo le regole previste per ciascuna categoria, le caratteristiche del materiale destinato ai produttori.
A spiegare come funziona il sistema sono Stefano Salute, Marco Cardoni, Silvia Loreti, Elena Tura, Marco Pancaldi e Rino Credi del Centro Attività Vivaistiche, in un contributo pubblicato a pag. 10 del n. 30/2026 de Il Corriere Vinicolo. Gli autori partono dalla rispondenza genetica: l’iscrizione di varietà e cloni al Registro nazionale richiede prove di distinguibilità, uniformità e stabilità, mentre nei campi di piante madri i controlli ampelografici possono essere affiancati, in caso di dubbio, dall’analisi del DNA. Sul versante fitosanitario, l’articolo illustra le ispezioni ufficiali e i test di laboratorio impiegati per individuare alcuni virus della vite, distinguendo la frequenza dei controlli nelle diverse fasi della moltiplicazione.