Vino e mixology: la sfida delle cantine al Roma Bar Show

Dal Roma Bar Show, strategie e visioni a confronto sul prodotto adatto ai cocktail. Il vino trova nuove possibilità nella miscelazione, ma non come soluzione all’invenduto

Data:

October 20, 2026

Tempo di lettura:

2 minuti

Testata del Corriere Vinicolo

Vino e mixology: la sfida delle cantine al Roma Bar Show

Il vino torna protagonista della miscelazione, ma la possibilità di raggiungere nuovi consumatori attraverso i cocktail non rappresenta automaticamente una soluzione al calo dei consumi di vino fermo. Il punto è capire quale prodotto proporre e con quali obiettivi. Vermouth e vini aromatizzati hanno una lunga storia nei grandi classici del bar, dal Negroni all’Americano, ma oggi la sfida coinvolge anche le cantine: entrare nel mondo della mixology senza considerarlo un canale per smaltire le giacenze, bensì un mercato con esigenze produttive e commerciali specifiche.

È il tema del servizio «Il vino alla sfida dello shaker», firmato da Franco Santini e pubblicato su Il Corriere Vinicolo33/2026. L’articolo raccoglie riflessioni e testimonianze dalla sesta edizione del Roma Bar Show, tenutasi il 14 e 15 settembre alla Nuvola dell’Eur. A confrontarsi sono produttori e professionisti con visioni differenti: Roberto Bava per Cocchi, Nicola Olianas per Fratelli Branca e Carpano, Fabio Massazza per Doragrossa e gli enologi di 3EXP. Li accomuna il rifiuto di utilizzare la miscelazione come destinazione dei vini invenduti; divergono invece le risposte alla domanda su quale debba essere il vino adatto al cocktail.

Placeholder

Una prima impostazione privilegia una base neutra e di qualità, lasciando a erbe, spezie e ricetta il compito di definire il Vermouth. Un’altra valorizza vini di pregio e denominazioni riconoscibili, portando il vino al centro del prodotto finito. Una terza strada, rappresentata da 3EXP, consiste nel progettare fin dall’uva vini destinati al lavoro del bartender, con caratteristiche capaci di resistere alla diluizione. Non si tratta soltanto di scelte stilistiche: il vino impiegato nel cocktail deve rispondere a esigenze di costanza, funzionalità e riconoscibilità. Inoltre, i volumi della miscelazione non sono paragonabili a quelli del consumo tradizionale: in ogni drink se ne utilizzano quantità ridotte. Per le cantine, dunque, la mixology può costituire un’opportunità di diversificazione, ma non una scorciatoia per risolvere il problema delle giacenze.

Ultimo aggiornamento: October 19, 2026 8:04 AM