Vendemmia 2026: anticipo record e uve sane
Dal Piemonte alla Toscana, la vendemmia 2026 unisce qualità e sanità delle uve a raccolte anticipate, siccità e maturazioni disomogenee.
September 15, 2026
2 minuti

Vendemmia 2026: anticipo record e uve sane
La vendemmia 2026 fotografa un’Italia del vino alle prese con un’estate eccezionalmente calda e siccitosa. Dal Piemonte alla Toscana, passando per Valle d’Aosta e Veneto, la raccolta è iniziata con largo anticipo e ha imposto decisioni rapide per salvaguardare acidità, aromi ed equilibrio. La sanità delle uve è generalmente ottima, ma la risposta dei vigneti varia secondo disponibilità idrica, suoli, esposizioni ed età degli impianti.
Sul numero 28 del 14 settembre 2026 de Il Corriere Vinicolo, le interviste curate da Patrizia Cantini, Monica Coluccia, Antonella Genna, Francesca Granelli, Serena Leo, Giancarlo Montaldo, Clementina Palese e Franco Santinicompongono un quadro della vendemmia regione per regione, aggiornato tra fine agosto e inizio settembre. Produttori e tecnici descrivono una campagna segnata dalla compressione dei tempi e dalla necessità di adattare il lavoro in vigneto e in cantina.

In Piemonte le prime uve sono state raccolte entro la fine di luglio. Giorgio Lavagna segnala risultati soddisfacenti per Alta Langa, Asti e Moscato d’Asti, con uve sane e senza gli eccessi alcolici temuti; il caldo ha però imposto la raccolta mattutina e il raffreddamento prima della pressatura. Stefano Chiarlo evidenzia la maggiore siccità del Monferrato e un anticipo fino a quindici giorni sul 2025.
In Valle d’Aosta Nicolas Bovard descrive una produzione migliore delle attese. L’anticipo di sette-dieci giorni ha preservato i quadri acidi, ma la maturazione contemporanea delle varietà complica l’organizzazione delle microimprese. In Veneto l’anticipo è generalizzato: Valpolicella, Lugana e Soave mostrano uve sane, mentre a Conegliano Valdobbiadene e Asolo la siccità ha accentuato la disomogeneità. Alberto Zenato e Filippo Polegato richiamano l’importanza di controllare maturazione fenolica, pH e temperature.
In Toscana il Sangiovese ha mostrato una buona capacità di adattamento, favorita dalle piogge primaverili e da quelle della seconda metà di agosto. Nicolò d’Afflitto, Francesco Ricasoli e Balbino Terenzi indicano tuttavia la necessità di ripensare densità, forme di allevamento, gestione della chioma, disponibilità d’acqua ed esposizioni. La qualità dell’annata si lega così non soltanto alle condizioni delle uve, ma alla capacità dell’intera filiera di governare gli effetti strutturali del cambiamento climatico.