Se tutti i prezzi salgono mentre il valore allo scaffale del vino continua a scendere siamo oltre l’allarme, la crisi rischia di diventare sistemica e comincia a definirsi con i contorni della temuta deflazione. Le stime provvisorie sull’inflazione di settembre rilasciate dall’Istat evidenziano un balzo in avanti dell’indice nazionale dei prezzi al consumo, con un +0,7% sul mese precedente e una crescita, rispetto allo stesso mese del 2025, del +4,2% (era +3,3% ad agosto).
L’impennata è dovuta in particolare agli indici degli Energetici, suddivisi in regolamentati (passati da +18,6% a +25,9%) e non regolamentati (da +17,0% a +22,2%), e degli Alimentari non lavorati (da +3,8% a +5,5%), ma anche i cosiddetti Servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona crescono (da +2,6% a +2,9%) così come i Servizi relativi ai trasporti (da +0,8% a +1,6%). Aumenti generalizzati che, però, non riguardano il vino, categoria che ha imboccato da mesi la discesa verso la perdita di valore.
Sempre le stime preliminari segnalano per il vino un -0,3% rispetto ad agosto e -2,3% su settembre 2025. In parole povere mentre aumentano i costi per i consumatori, e per le aziende, le cantine italiane vedono calare i propri fatturati a causa della diminuzione dei prezzi e dell’onda lunga del calo dei consumi che impatta sui volumi.
Una dinamica potenzialmente esplosiva che rischia di strozzare il settore vitivinicolo, per il quale è ormai necessario un intervento delle istituzioni che eviti il peggioramento della situazione e la contrazione del settore, con perdita di posti di lavoro e abbandono del territorio.