GDO, i rosati tengono meglio degli altri vini

Nella GDO i rosati registrano volumi in calo ma valore stabile e prezzi medi in crescita. Bollicine, Prosecco Doc rosé e denominazioni di origine sostengono il segmento

Data:

June 24, 2026

Tempo di lettura:

2 minuti

Testata del Corriere Vinicolo

GDO, i rosati tengono meglio degli altri vini

Nel quadro complesso della Grande distribuzione organizzata, i vini rosati confermano una capacità di tenuta superiore rispetto agli altri vini. Non si tratta di un’esplosione del segmento, ma di una dinamica più solida e selettiva: volumi in calo, valore sostanzialmente stabile, prezzi medi in crescita e una maggiore capacità di intercettare il passaggio del consumatore verso prodotti con identità territoriale e valore percepito più elevato.

Il Corriere Vinicolo n. 20 del 22 giugno 2026 dedica un approfondimento al tema, con interviste a cura di Fabio Ciarla e Maurizio Taglioni e l’analisi dei dati Circana aggiornati ai primi cinque mesi del 2026, commentati da Virgilio Romano, Business insight director di Circana.

Considerando l’insieme dei rosati, fermi e bollicine, il segmento registra un valore quasi stabile, pari a circa 48,7 milioni di euro, con una flessione dello 0,2%. I volumi scendono invece del 4,4%, attestandosi a 14,56 milioni di litri, mentre il prezzo medio cresce del 2,5%, arrivando a 3,11 euro per unità. È un andamento coerente con la tendenza generale del mercato, ma con una differenza importante: i rosati attenuano le difficoltà del comparto e mostrano una maggiore capacità di sostenere il prezzo.
Le performance migliori arrivano dalle bollicine rosate, sostenute soprattutto dal Prosecco Doc rosé, mentre tra i fermi crescono le denominazioni di origine. Docg e Doc aumentano a valore e mantengono i volumi, confermando che il consumatore è disposto a riconoscere un prezzo superiore quando il rosato è sostenuto da una chiara identità territoriale. In questo scenario il Cerasuolo d’Abruzzo si conferma la denominazione più solida tra i fermi, con presenza storica a scaffale e una crescita che appare strutturale.
Anche il formato racconta l’evoluzione del segmento: la bottiglia da 0,75 litri è l’unica a crescere nell’insieme dei rosati, mentre il formato da 1,5 litri arretra nettamente. Sul piano geografico, il rosato fermo conserva una forte radice meridionale, mentre le bollicine rosate mostrano una distribuzione più settentrionale. La stagionalità resta decisiva, con una crescita della quota da marzo-aprile e un picco tra luglio e agosto.
Il quadro che emerge è quello di una categoria matura, non priva di difficoltà, ma ancora ricca di opportunità. Per chi vuole investire nel rosato, la strada indicata dai dati è chiara: qualità costante, denominazione di origine, sostegno distributivo e una strategia coerente. In un mercato sotto pressione, il segmento continua a mostrare margini di sviluppo soprattutto nelle fasce di maggior pregio.