Buchette del vino, la rinascita a Firenze
Le buchette del vino tornano protagoniste a Firenze e in Toscana: da antica forma di vendita diretta a esperienza turistica, culturale e commerciale.
June 19, 2026
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Buchette del vino, la rinascita a Firenze
Le buchette del vino raccontano una storia fiorentina lunga quasi cinque secoli, fatta di commercio, architettura urbana e vendita diretta. Piccole aperture nei muri dei palazzi nobiliari, nate per la mescita del vino dal produttore al consumatore, hanno attraversato la storia della città fino agli anni Cinquanta del Novecento, per poi essere in gran parte dimenticate. Oggi, grazie al lavoro dell’Associazione Culturale Buchette del Vino e alla riapertura di alcuni sportelli storici, sono tornate al centro dell’attenzione, trasformandosi in un fenomeno culturale, turistico e commerciale capace di parlare anche al pubblico internazionale.
Il tema è al centro dell’articolo di Patrizia Cantini pubblicato su Il Corriere Vinicolo 19 del 15 giugno 2026. Il servizio ricostruisce il lavoro avviato da Matteo Faglia, Diletta Corsini e Mary Forrest, fondatori nel 2015 dell’associazione nata per censire, tutelare e far conoscere le buchette. A oggi il censimento conta 192 buchette fiorentine ancora visibili, 111 perdute e 121 sparse in Toscana, per un totale di 424 sportelli legati alla vendita del vino. Un patrimonio che, nel centro storico di Firenze tutelato dall’Unesco, rientra tra gli elementi architettonici vincolati e che l’associazione segnala anche con targhe in italiano e inglese.

La seconda vita delle buchette passa anche dai ristoranti che hanno scelto di riaprirle, come Babae in via Santo Spirito e l’Osteria Belle Donne, trasformando l’antica mescita in una vera experience contemporanea. I turisti bussano, ordinano un calice e lo ricevono dalla piccola apertura affacciata sulla strada: un gesto semplice, diventato virale sui social e capace di generare incassi rilevanti nei periodi di maggiore afflusso. Il successo, tuttavia, pone anche questioni di tutela, autenticità e regolamentazione. L’associazione insiste sul valore delle buchette storiche e sulla necessità di non ridurle a semplice trovata commerciale. Perché il loro fascino non sta soltanto nella foto o nell’esperienza turistica, ma nel legame con Firenze, con la Toscana e con una tradizione di vendita diretta del vino che oggi continua a fare scuola anche all’estero.