Grape4Vine, scarti vitivinicoli per proteggere la vite
Il progetto Grape4Vine trasforma sarmenti, vinacce e potature verdi in molecole dsRNA biodegradabili per il controllo di peronospora e botrite.
May 14, 2026
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Grape4Vine, scarti vitivinicoli per proteggere la vite
L’economia circolare applicata alla viticoltura non riguarda soltanto il recupero degli scarti, ma può diventare una leva per ripensare la difesa fitosanitaria del vigneto. È questa la prospettiva aperta dal progetto Grape4Vine, che trasforma materiali residuali della filiera vitivinicola – sarmenti, vinacce e potature verdi – in risorse per produrre molecole di dsRNA biodegradabili, capaci di contrastare due tra i principali patogeni della vite: peronospora e botrite. La promessa è ambiziosa: una viticoltura a residuo zero, fondata su strumenti biotecnologici mirati, specifici e privi di modifiche genetiche permanenti nella pianta.
A questo tema è dedicato l’articolo di Maurizio Taglioni, pubblicato su Il Corriere Vinicolo 15 dell’11 maggio 2026. Il contributo racconta i risultati del progetto triennale Grape4Vine, finanziato da Fondazione Cariplo nell’ambito del bando “Circular Economy – Promoting research for a sustainable future” e presentato a Vinitaly 2026 dalla Facoltà di Scienze Agrarie e Alimentari dell’Università degli Studi di Milano e dal Crea. Al centro della ricerca vi è l’impiego dell’RNA interference: i dsRNA possono “silenziare” geni bersaglio, riducendo la suscettibilità della vite alla peronospora o inibendo direttamente lo sviluppo della botrite, senza lasciare residui nel suolo, nell’acqua o nei grappoli.

Il progetto unisce ricerca di base, validazione agronomica e valutazione ambientale. Le prove in laboratorio e in serra hanno confermato un controllo efficace delle due malattie, mentre l’analisi Life Cycle Assessment ha indicato una possibile riduzione degli impatti rispetto ai fitofarmaci convenzionali. Il confronto con la filiera ha però evidenziato anche il passaggio più delicato: l’iter regolatorio europeo. I prodotti a base di dsRNA sono oggi trattati come normali prodotti fitosanitari, in assenza di linee guida specifiche Efsa, con tempi, costi e incertezze che rischiano di rallentare il trasferimento dell’innovazione. La ricerca, dunque, ha mostrato che il modello è tecnicamente possibile; ora la sfida è renderlo accessibile al vigneto, perché non resti confinato nei laboratori.
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