Il vino italiano è entrato in una fase nuova, segnata da tensioni geopolitiche, trasformazioni dei consumi e crescente disallineamento tra produzione e domanda. In questo scenario, limitarsi a difendere gli equilibri del passato non è più sufficiente: servono strumenti nuovi per leggere i mercati, ridurre i rischi e ripensare in modo strutturale l’offerta.
Sul n. 24/2026 de Il Corriere Vinicolo, Fabio Ciarla approfondisce il discorso conclusivo del presidente di Unione Italiana Vini, Lamberto Frescobaldi, all’assemblea annuale dell’8 luglio al Cnel. L’intervista sviluppa i tre assi indicati da Frescobaldi per il futuro del settore: Stati Uniti, Europa e riorganizzazione dell’offerta.
Gli Stati Uniti restano il primo mercato di esportazione per il vino italiano, ma attraversano una transizione profonda. Alla contrazione dei consumi si sommano dazi, indebolimento del dollaro, protezionismo e mutamenti nella percezione dell’alcol. Per UIV, la risposta non può essere il disimpegno, ma una presenza più assidua, sostenuta da promozione e conoscenza dei nuovi consumatori.