ProWein Business Report 2026: perché il vino deve ripensare i modelli di business
Su Il Corriere Vinicolo n. 7/2026 l’analisi del ProWein Business Report 2026: focus su controllo dei costi, nuove strategie competitive, commercio internazionale e rotte dell’export tra dazi e sanzioni
February 24, 2026
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ProWein Business Report 2026: perché il vino deve ripensare i modelli di business
Ripensare i modelli di business non è più una scelta strategica tra le altre, ma una condizione di sopravvivenza. È questo il messaggio centrale che emerge dal ProWein Business Report 2026, analizzato su Il Corriere Vinicolo n. 7 del 23 febbraio 2026 nelle pagine curate da Paolo Ferrante.
Il rapporto, realizzato da ProWein Düsseldorf in collaborazione con la Geisenheim University e basato su un’indagine che ha coinvolto circa mille operatori in oltre 30 Paesi, restituisce l’immagine di un settore vitivinicolo chiamato a confrontarsi con una domanda più fragile, frammentata e sensibile al prezzo. La crescita non è più “inerziale”, non deriva automaticamente dal posizionamento o dalla reputazione acquisita: è il risultato di scelte coerenti, controllo rigoroso dei costi e capacità di lettura di un consumatore meno prevedibile.

Il tema del contenimento dei costi attraversa trasversalmente produttori, cooperative e grandi imbottigliatori. Le piccole aziende puntano su vendita diretta, marketing esperienziale e relazione con il cliente; le realtà più strutturate valorizzano portafoglio prodotti e flessibilità dell’offerta, includendo referenze dealcolate, entry level e ready-to-drink per intercettare nuovi segmenti.
Anche intermediari, retailer specializzati e canale on-premise sono chiamati a ricalibrare le proprie policy: gestione attiva del pricing, selettività delle forniture, diversificazione dei canali, rafforzamento dell’esperienza in store e maggiore attenzione ai format di consumo flessibili. In un contesto macroeconomico complesso, la difesa dei margini diventa prioritaria.
Il focus sul commercio internazionale aggiunge un ulteriore livello di criticità. I dazi statunitensi e le sanzioni verso la Russia hanno ridefinito le rotte dell’export, spingendo molte imprese a distribuire il rischio e a diversificare i mercati. L’Europa torna centrale, mentre Canada, Giappone e Corea del Sud emergono tra gli sbocchi più promettenti.
Il quadro complessivo non è rassicurante, ma nemmeno statico: il settore appare meno incline ad attendere soluzioni politiche e più orientato al pragmatismo. Innovazione e disciplina finanziaria diventano le due leve di un equilibrio necessario.
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